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Il Roero


Al confine tra le province di Asti e Torino si estende in provincia di Cuneo - tra le Langhe e il Monferrato - una zona collinare denominata Roero.
Appartengono a quest'area, ristretta ma del tutto particolare, poco più di venti comuni, tra i quali spiccano per importanza Bra e Canale.
Il paesaggio é vario, ricco di vallate profonde, di versanti scoscesi, di colli variamente coltivati a vite ed a frutteto.
Le "Rocche", in particolare, costituiscono uno spettacolare scorcio del territorio roerino e rappresentano una piacevole attrattiva per gli amanti della natura ancora selvaggia ed incontaminata.
Il terreno sabbioso, friabile e di color ocra, ben si presta alle coltivazioni e l'intervento dell'uomo che, nel corso dei secoli, ha modificato l'originario paesaggio silvestre, rubando ai boschi ampi spazi che ora, con l'alternarsi delle stagioni, si dipingono dei variegati colori delle colture della zona.

Torri e castelli, arroccati sulle colline, raccontano invece l'epopea dei Casati, perennemente in lotta fra loro.
Proprio dall'epoca feudale il Roero trae l'origine del suo nome.
Fu infatti la Casata dei Rotàri, molto potente a quel tempo, ad estendere il dominio sull'intera area e le delimitazioni geografiche di allora sono tuttora mantenute, inalterate.
Il Roero é terra di vini pregiati: lo testimoniano antiche leggi medioevali riferite agli obblighi dei popolani verso i feudatari.
Per avere tuttavia qualche idea più precisa sui tipi di vino prodotti nella zona, occorre giungere al 1600.
In quell'epoca si nomina il Nebiollo.
Probabilmente veniva vinificato dolce, ma la sua qualità doveva essere eccellente, se da Vezza molte "carrà di questo vino prendevano la strada verso la corte di Madama Reale e se, in seguito, i Duchi di Savoia lo vorranno sempre alla loro mensa.

Le marne astiane che caratterizzano i pendii mediani e superiori di questo territorio, costituiscono un eccellente ambiente per il "Nebbiolo", concorrendo in misura determinante a conferire al vino i caratteri organolettici specifici che hanno portato al riconoscimento della D.O.C.
Qui i viticoltori si sfidano alla qualità.
Così la vite é rimasta sulla collina, sui "bric" più alti, e si é evitato lo slittamento delle colture a valle, dove più facile sarebbe stata la coltivazione e più abbondante il prodotto, a scapito della qualità.
Vitigno autoctono del Roero é invece l'"Arneis".
La sua prima citazione si trova con la formazione del toponimo del "Bric Renesio", rilievo alle spalle dell'abitato di Canale.
Riportato in un documento del 1478, il nome del vitigno trova conferma pochi anni dopo quando, tra le proprietà di un feudatario del luogo, si cita la "vinea muschatelli et renexi".

Nel 1700 la coltivazione dell'"Arneis" era già diffusa nel Roero, ma essendo la preferenza di quei tempi orientata verso i vini amabili, il vino Arneis veniva consumato dolce.
Suona a conferma la tradizionale abitudine dei vignaioli che piantavano viti di Arneis per avere un grappolo dolce in anticipo da consumare come uva da mensa, ma soprattutto perché alcune piante inserite nei filari, con l'aroma e la dolcezza dell'uva primaticcia, attraevano la golosità degli uccelli, che di conseguenza risparmiavano le uve rosse (ritenute al tempo più importanti) per la vendemmia.

Quanto veniva risparmiato dagli uccelli, si vinificava dolce per rincuorare lo spirito delle donne e quello, ben più impenitente degli uomini, che lo tenevano in serbo per gli ultimi giorni di Carnevale quando, girando di cascinale in cascinale, rastrellavano vino in quantità per grandi baldorie.
Le ultime bottiglie arrivavano fino a Pasqua per il rituale pagano della "questua delle uova" e si cantava il ritornello "non fatemi andar via / senza una bottiglia di Arneis o di Favoria". La rima baciata obbligava alla contrazione il vero nome di un vitigno anch'esso originario del Roero: la "Favorita", alla quale era dedicata una particolare attenzione, tanto da rendere quest'uva "favorita" agli altri vitigni bianchi, perché già da allora era considerata ottima sia come uva da mensa che come uva da vinificazione.

continua

I Musei del Roero e del Monferrato

Museo Arti e Mestieri di un Tempo - Castello di Cisterna d'Asti  vai

Museo Naturalistico del Roero - Vezza d'Alba  vai

Appartamenti Reali - Castello di Govone    vai

Museo di Arti e Tradizioni "La Cultura del Gesso" - Magliano Alfieri    vai

Museo del Gesso - Castello di Moncucco    vai

 

 
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