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All'inizio del secolo Alba
era famosa per l'Esposizione Agraria Industriale che nel 1903, giunta
alla IV edizione, ebbe l'onore di avere
tra i suoi illustri visitatori Vittorio Emanuele III, re d'Italia.
Imponenti scenografie, appositamente allestite, mutavano radicalmente
l'architettura del cortile della Maddalena per creare spazi espositivi
accoglienti.
L'edizione del 1909 era stata altrettanto importante, segnando per l'amministrazione
comunale un nuovo successo politico istituzionale con un'altra visita
del re, ottenuta grazie ai buoni uffici del neo ministro Teobaldo Calissano,
che aveva raccolto l'eredità politica di Michele Coppino, e del
conte Gastone di Mirafiori, cugino morganatico del re, inserito nella
società albese che contava nonché esponente di primo piano
degli imprenditori vinicoli con la prestigiosa tenuta di Fontanafredda.
Nel 1922
erano alla guida del Comune i rappresentanti del Partito Popolare e
il consigliere Giovanni Rossello propose nuovamente un'Esposizione Agraria
Industriale "per incrementare lo sviluppo del ramo commerciale ed industriale".
Il comitato era presieduto dall'on. Teodoro Bubbio e la manifestazione,
svoltasi nel mese di Agosto, ottenne un grandissimo successo: ottocento
espositori da tutte le parti d'Italia, circa duecentomila presenze,
la visita di ministri, sottosegretari e ancora del re.
I cronisti
definirono l'esposizione superiore a tutte le manifestazioni congeneri
non solo del Piemonte, ma di tutta l'Italia.
Alla fine degli anni Venti l'autunno albese era caratterizzato da Feste
vendemmiali che richiamavano in città, dalle Langhe
e dal Roero,
migliaia di persone; la Festa aveva carattere popolare con sfilata di
carri allegorici, giochi, bancarelle e bande musicali.
La vera e propria Fiera del Tartufo
iniziò nel 1929 come "Fiera mostra campionaria a premi dei rinomati
Tartufi delle Langhe" inserita nei festeggiamenti della Festa Vendemmiale.
Nel 1930 il Comune istituì un comitato che impostasse le strutture
fondamentali affinché la Fiera potesse avere continuità
negli anni a venire, presieduto dal conte Gastone di Mirafiori.
Si scelse come periodo il tardo autunno, con lo scopo di inserire l'esposizione
dei tartufi nel momento in cui il prezioso fungo sviluppava il
massimo del profumo e del sapore.
Vennero organizzati treni speciali da Torino, Genova, Milano con uno
sconto ferroviario del 50%.
I tartufi,
che normalmente si vendevano a 120-150 lire il chilogrammo, nel sabato
di fiera raggiunsero le 200 lire, l'equivalente dello stipendio mensile
di un insegnante elementare di prima nomina, mentre le mele continuavano
a vendersi da 4 a 12 lire il miriagrammo, le uova a 9 lire la dozzina
e il vino nebiolo
a 350 lire l'ettolitro.
Nel 1930 la stampa incominciò ad occuparsi del singolare mercato
e anche il "The Observer" di Londra pubblicò un'estesa cronaca
dedicata alla gastronomia albese.
Nel 1932 la Fiera è già in pieno sviluppo, ad inaugurarla
è il senatore Arturo Marescalchi, sottosegretario all'agricoltura
e foreste, e il 6 novembre il primo treno popolare riversa ad Alba una
straordinaria folla di Torinesi; un secondo convoglio porta 600 abbonati
della Gazzetta del Popolo.
Pinot Gallizio inventa il Palio
degli Asini e i tartufi
esposti vengono stimati dai giornali in 150 chilogrammi.
Nonostante
il successo ormai consolidato in quattro rassegne, solo nel 1933, con
la V edizione, si definì ufficialmente il marchio "Fiera del
Tartufo".
Accanto a quantità enormi di tartufi presentate su lunghe tavole,
si affiancarono per la prima volta i vini tipici: il Barolo,
il Barbaresco
e l'Asti
Spumante e si crearono i presupposti che portarono, nel 1934, alla
costituzione del Consorzio di Tutela dei Vini
con sede in Alba.
Negli
stand sistemati nel cortile della Maddalena e sotto i portici di Piazza
Umberto I (oggi piazza Savona), furono esposti per la degustazione e
la vendita i vini dei migliori produttori albesi.
Diano presentò il proprio Dolcetto in un'enorme damigiana, raffigurata
anche in una copertina dell'allora popolarissima "Domenica del Corriere"
e in piazza Rossetti un'inesauribile bottiglia di Barbera
invitava alla degustazione il pubblico intervenuto per la Fiera.
Anche le robiole d'Alba e i torroni si imposero come prodotti di qualità
e la produzione della frutta e degli ortaggi venne esaltata in grandiose
rassegne.
Venti bande musicali e carri allegorici da tutto il Piemonte diedero
alla Fiera una straordinaria vivacità
Nel 1936,
anno I dell'impero, l'VIII Fiera del Tartufo si svolse da 18 al 25 ottobre
e fu inaugurata dal principe Umberto di Savoia; il Maresciallo d'Italia,
Pietro Badoglio, duca di Addis-Abeba inaugurò quella del 1937.
Il successo della Fiera era enorme, ma la guerra ormai alle porte volgeva
altrove i pensieri.
A guerra
terminata tanta era la voglia degli Albesi di tornare alla normalità,
che subito si costituì il comitato per organizzare la Fiera del
Tartufo; inaugurata il 20 ottobre 1945, durò tre giorni ed ebbe
un grande successo.
Il prezzo dei tartufi era salito a 2700-3000 lire il chilogrammo, la
quantità era buona e la qualità notevole.
Per valorizzare
il tartufo d'Alba e coinvolgere la grande stampa nazionale ed estera
ed esaltarne le qualità e l'unicità per profumo e caratteristiche
organolettiche, nel 1949 Giacomo Morra pensò di inviare il miglior
tartufo dell'anno ad un personaggio illustre della politica, dello sport
o dello spettacolo: per quell'anno fu scelta l'attrice Rita Hayworth
e nel '51 il tartufo fu inviato al presidente degli Stati Uniti Harry
Truman.
Seguirono nel 1953 Winston Churchill, nel 1954 Marilyn Monroe e Joe
Di Maggio, nel 1955 l'imperatore d'Etiopia Ailé Selassié,
nel 1959 il presidente degli USA Eisenhower e Nikita Kruscev e nel 1965
fu inviato al papa Paolo Vi.
Negli anni seguenti i fortunati che ricevettero il tartufo furono Ercole
Baldini, campione del mondo di ciclismo nel 1968, l'attrice Sofia Loren,
il regista Alfred Hitchcock e in tempi più recenti l'equipaggio
di "Azzurra", il papa Giovanni Paolo II, il presidente degli USA Ronald
Reagan, l'avvocato Gianni Agnelli, il tenore Luciano Pavarotti e lo
stilista di moda Valentino.
Nel 1962
la Fiera viene presa in mano dall'Amministrazione Comunale e si orienta
a promuovere la gastronomia,
a far conoscere Alba
e il territorio albese, oltre i confini regionali e le manifestazioni
assumono un carattere più popolare, con gare fra i paesi dell'albese.
Concorsi di pittura portarono ad Alba
grandi pittori come Menzio, Paulucci, Solavaggione, Da Milano.
Dal 1973 al Fiera assume la qualifica di "nazionale" e si arricchisce
di nuove iniziative: il padiglione enogastronomico nel palazzo Miroglio
in piazza Duomo, i piatti disegnati da Gentilini, il teatro della Fiera
con le opere di Fenoglio,
Pavese
e Oreste Gallina.
Poi via via, abbandonando gran parte delle manifestazioni popolari e dando
spazio invece a mostre di più ampio respiro culturale volte anche
a richiamare nuovi turisti e a suscitare nuovi interessi.
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