Ego
Bianchi nacque a Castel Boglione d’Asti il 18
gennaio 1914 ed effettuò i primi studi presso un
collegio di Acqui.
A diciotto anni entrò all’Accademia
Albertina di Belle Arti di Torino con i maestri Giacomo
Grosso e Cesare Maggi.
Nel 1940 all’Accademia conobbe
Maddalena Rolandone (Dada) che diventerà sua moglie.
Nello stesso anno, dopo aver vinto il premio acquisto della
Società Piemontese Belle arti, a causa di una grave
malattia polmonare, fu costretto a soggiornare nell’Istituto
Climatico di Robilante diretto dal dottor Giovanni Capitolo,
continuando tuttavia a dipingere e a frequentare i circoli
culturali della provincia di Cuneo.
Iniziò a scrivere
un taccuino di appunti sull’arte e pensieri filosofici.
Dal ‘42 iniziarono i contatti con l’ambiente
artistico piemontese e nel '43 vinse il premio Arbarello
per il paesaggio alla Promotrice delle Belle Arti di Torino.
La sua prima esposizone personale fu a Cuneo nel 1945.
Fu ricoverato a Villa Novaro di San Lorenzo al Mare (Imperia)
dove lavorò per due anni assiduamente, organizzando
mostre e concerti nella casa di cura.
Nel ‘47 inaugurò altre
due fortunate mostre sulla costa ligure, a Savona e a Sanremo.
L’anno successivo tornò nel capoluogo piemontese,
dove, dopo aver ritrovato la sua compagna Dada, visse e
lavorò isolato. Nell’autunno tenne una personale
a Parigi in rue Faubourg Saint-Honoré alla Galleria
Charpentier, che ospitò mostre di Pierre-Auguste
Renoir, di surrealisti come Marcel Duchamp, Marx Ernst,
Jacques Prévert, Patrick Waldberg e nel 1933 gli “Italiens
de Paris” tra i quali Carrà, Casorati, De
Chirico, Marino Marini, Sironi (mostra commemorativa di
Sant'Elia). Il 1949 si aprì con la mostra personale
a Torino al Salone della Stampa.
Cominciò a frequentare
a Milano l’ambiente artistico di “Corrente” e
nel novembre dello stesso anno inaugurò un’altra
mostra personale a Chiavari. Il 1950 è segnato da
numerosi eventi importanti: il matrimonio con Dada, con
la quale si stabilisce a Mondovì Piazza; la mostra
alla “Terza saletta del caffè Aragno” e
il ricovero a Robilante, che tuttavia non ostacolò la
sua attività in pieno sviluppo. Nei paesaggi dipinti
durante la degenza presso l’Istituto Climatico si
può notare la capacità di cogliere l'unicità dell’istante,
che è radice dell'impressionismo, quel catturare una
luce che non c’era prima, che non ci sarà più.
Incominciarono le prime esperienze di ceramica presso la
fabbrica Besio del Dottor Marco Levi e una serie di paesaggi
delle Langhe e del Monregalese.
Nel 1951, durante un lungo
soggiorno a Monaco, in Costa Azzurra, frequentò Bruno
Cassinari, grande artista del movimento “Corrente”,
ed il suo studio presso il museo Grimaldi ad Antibes. Incontrò Marc
Chagall a Saint-Paul-de-Vence e visitò la sua personale
a Nizza. Cominciò a frequentare pittori e ceramisti
a Valauris, cittadina della Costa Azzurra nota sin dall’epoca
romana per la qualità delle sue terrecotte, e, lavorando
nell’atelier di Madourà, antica fabbrica grande
e ombrosa di proprietà di Suzanne e Georges Ramiè,
conobbe Picasso, che in questi suggestivi luoghi realizzò,
nel corso degli anni migliaia di pezzi unici, e la sua
giovane compagna, la pittrice Françoise Gilot.
L'anno
successivo partecipò alla prima mostra di ceramica
d'arte italiana “Concorso Mastro Giorgio” a
Messina vincendo, con il pannello “Trinacria” il
primo premio ex-aequo in seguito al quale ricevette l’invito
di Tullio Mazzotti a operare nel suo atelier di Albisola
dove incontrò Jorn, esponente del gruppo “Cobra”,
Fontana, Baj, Fabbri, Rossello, Scanavino, Capogrossi,
Cardazzo, Milena Milani ed altri esponenti dell'arte milanese
avanzata. Con la personale alla Libreria-Galleria “Adel”,
nata nel 1951 a La Spezia, iniziò un ciclo
di paesaggi delle Cinque Terre. Nel 1953 con la personale
di Biella alla galleria “La Cornice” fece amicizia
con il pittore Romano Conversano, nato a Rovigno d'Istria
nel 1920. Alla San Fedele di Milano nel concorso d'arte
sacra ceramica “Testimonianza a Cristo” vinse
il premio “Richard Ginori” con la “Via
Crucis”. Si stabilì a Cuneo a Villa Giusta
su Viale Angeli e scrisse il manifesto dell'introspezionismo,
in seguito al quale partecipò a numerose collettive
in varie città italiane e straniere, alternando
dipinti e ceramiche, grazie alle quali, nel 1954, fu invitato
alla Triennale di Milano. Allo stesso anno risalgono “Operazione
chirurgica”, premiato al concorso nazionale di Suzzara, “Il
lavoro nell'arte”, e “Le Langhe”, risultato
vincitore al concorso “Paesaggio sulle Langhe Luigi
Einaudi” ad Alba, nonchè il lavoro presso
le fornaci di Ferraris a Sale Langhe, con scambi con gli
artisti di Vallauris nello studio Madourà presso
i Ramiè dove operava Picasso.
Dopo un lungo soggiorno
in Spagna nel 1955, Bianchi sviluppò in un anno
intero la pittura a smalto influenzata dalla ceramica nella
sua opera di ricerca figurativa. L'invito alla Biennale
di Venezia, la mostra “Visioni di Spagna” (Circolo
Sociale di Cuneo), il premio “Città di Vicenza” alla
Biennale Internazionale Vicentina (secondo premio “Nove” con
il bassorilievo “La Pace”, modello di elaborazioni
ceramiche per Giuseppe Gini, attivo presso la Scuola-Laboratorio
di Ceramiche Artistiche di Torviscosa in Friuli) caratterizzarono
il ‘56 già ricco di commissioni pubbliche.
Intanto, nel laboratorio di Mazzotti ad Albisola, creò le
sue nuove “edizioni liriche” in ceramica. Il
suo ultimo anno di vita vide una personale alla Galleria “La
Maggiolina” di Alessandria ed il nascere di un nuovo
percorso astratto e simbolista sul tema delle “navi”.
Trascorse la stagione estiva lavorando a Golfe Juan e tornò in
Italia per organizzare la sua prima personale milanese
alla Galleria “Montenapoleone 6 A”, allestita
soltanto nel gennaio 1958 a cura della moglie Dada e dedicata
al tema dei “Bateaux”. Morì improvvisamente
a Cuneo per un attacco di febbre asiatica il 19 novembre
1957.
AUTORE: E. PEROTTO